Negli ultimi anni, in Italia come in altri paesi “industrializzati”, anche in base alle raccomandazioni dell’OMS e alle ricerche che sono state fatte, sono nati movimenti e associazioni per la difesa dell’allattamento al seno. Questo perché dagli anni 50 si era sviluppato l’uso quasi sistematico del latte artificiale al posto del latte materno, che doveva portare una serie di vantaggi alle donne.
Il latte artificiale è un bene di consumo che permette di nutrire un bambino quando l’allattamento al seno non è possibile.
L’allattamento al seno può non essere possibile per varie ragioni:
- Non ho mai visto un bambino allattato al seno in vita mia e non fa parte della mia cultura
- L’idea del contatto costante con il bambino mi mette ansia perché vivo in una cultura del distacco
- Devo riprendere il lavoro subito (e per subito intendo anche a 3 mesi dalla nascita)
- Volevo allattare al seno ma ho subito un cesareo d’urgenza e non ero preparata alle difficoltà
- Volevo allattare al seno ma ho avuto le ragadi e ho scelto di smettere a causa del dolore
- Volevo allattare al seno ma mi toccava lottare contro la mia famiglia che me lo faceva pesare
- Sapevo che potevo riprendere l’allattamento interrotto ma non sapevo come fare e non ho avuto il sostegno necessario
- Ecc.
Vista la possibilità di scegliere tra allattamento al seno e latte artificiale, la scelta della donna va sempre rispettata.
Conoscendo i danni che può portare il latte artificiale, chi difende l’allattamento materno a volte agisce in modo aggressivo con la madre per indurla ad allattare al seno a tutti i costi, ma agire in questo modo è una forzatura, e non può in alcun modo produrre esiti positivi.
Va poi sottolineato che una madre che non è riuscita ad allattare per un motivo X, ma che sa che nutrire un bambino non è solo nutrimento fisico, ma anche nutrimento della sua anima attraverso il contatto che instaura con lui, farà sicuramente meglio di una madre che viene praticamente forzata ad allattare contro la sua volontà senza capire che la cosa più importante è entrare in contatto con il suo bambino, imparare a conoscerlo e ad accettarlo così com’è.
Il punto è che ogni donna dovrebbe arrivare al momento del parto con delle conoscenze giuste e sufficienti per poter fare la sua scelta consapevolmente al momento della nascita e nel momento in cui si presentano difficoltà. E questo difficilmente avviene per vari motivi: le donne non seguono corsi preparto, non sono interessate a questo tipo di informazione o, peggio ma molto diffuso, vengono informate male (purtroppo bisogna ammettere che una parte del personale ospedaliero e sanitario, pediatri compresi, non possiede informazioni aggiornate – o sponsorizzate da ditte di prodotti per l’infanzia – sull’allattamento al seno e artificiale).
Questo fa sì che assistiamo a cose di questo tipo: Contro i talebani dell'allattamento.
Ma come si dice in Italia, non facciamo di tutta l’erba un fascio: qui si tratta chiaramente di donne che sfortunatamente si sono trovate a doversi confrontare con persone che non accettavano la loro scelta, ma non significa che tutte le consulenti in allattamento materno sono aggressive! Nell'articolo scritto da Paola Maraone, viene ripetutamente presa di mira l’associazione Leache League che invece sta facendo una lavoro straordinario da anni per fornire informazioni basate sulle ultime ricerche effettuate e su anni di esperienza.
Insomma, sarebbe necessaria un’informazione preparto chiara, diffusa e aggiornata non solo sull’allattamento al seno e artificiale, ma anche sull’importanza del contatto. Così che non ci sia bisogno poi di agire nell’urgenza quando si presenta un problema di allattamento o di incomprensione del senso stesso dell’allattamento.
Infine, visto che il tema è di attualità, ne approfitto per ricordare che l’allattamento al seno in situazioni di emergenza come un terremoto, è di importanza vitale per i neonati e bambini che hanno ancora una madre, mentre “nell'impossibilità di ricostituire il latte in polvere con acqua potabile, di sterilizzare gli strumenti per la sua somministrazione, di portarlo alla giusta temperatura, si rischia di far danni molto gravi” (Vedi articolo MAMI).
2 commenti:
Grande Laurence,
sono completamente d'accordo.
Io, dopo quasi 17 mesi, continuo ad allattare il mio bambino (che ne ha bisogno, quanto me... quando parli di contatto fisico!!!) e la cosa che mi fa più male è che alcune persone a me vicine non capiscono la mia scelta, anzi, la fraintendono totalmente, sostenendo due cose:
1) che il mio latte non sia più nutriente (che errore grossolano! perché il mio latte dovrebbe essere nutriente meno del latte vaccino, o meno adatto a mio figlio che è un cucciolo d'uomo e non di mucca?!?! ....e poi, lo sapete voi quant'è debilitante allattare un bambino? se non producessi un latte nutriente, pensate che sarei così stanca e dimagrita?);
2) che il bambino è troppo legato a me, perché continuo ad allattarlo, non sapendo che, in questo modo, favorisco la sua autonomia, perché accompagno il suo distacco rimanendo per lui un punto fermo.
D'altro canto, però, quando il bimbo mangia poco, magari perché è malato, sono tutti contenti che io abbia ancora il latte perché è l'unica cosa che mangia sempre volentieri....
Un bacio,
Ila
Cara Ilaria, purtroppo la difficoltà sta proprio nel fatto di dover sempre lottare contro parenti e amici per poter continuare ad allattare. Sarebbe tutto così più semplice e meno stancante senza questi costanti attacchi!
Coraggio!!! Ti sosteniamo con il pensiero! ...comunque se vuoi tra poco aggiungerò alla lista dei libri in prestito Allattare secondo natura di Veronika Sophia Robinson (grazie Clara di questo bellissimo regalo!).
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