In effetti, non mi stancherò mai di dirlo: in Italia e nei paesi occidentali in generale, avere un figlio è diventato una vera e propria sfida dal punto di vista economico, ecologico e psicologico.Le pubblicità ci fanno credere che abbiamo bisogno di questo e di quest'altro, e la società ci fa credere che il parto sia più sicuro solo se più medicalizzato, mentre in realtà gli esami sempre più numerosi e rischiosi aumentano l'ansia e i futuri genitori (in particolare i papà) hanno sempre più bisogno di altri esami nel tentativo di sentirsi rassicurati. Entrano così in un circolo vizioso dal quale riescono con difficoltà ad uscire.
Non sto dicendo che gli esami in gravidanza andrebbero aboliti, ma sicuramente sarebbe più sicuro far sapere alle donne che fare 9 ecografie rischia di procurare più danni che benefici, e che gli esami prescritti secondo il libretto di gravidanza sono ampiamente sufficienti per tutti i casi di gravidanza fisiologica, mentre sicuramente le coppie in attesa troverebbero giovamento nell'essere seguiti in una maniera più empatica e meno ansiogena, rispondendo alle loro normali paure non attraverso altri esami ma attraverso l'ascolto attivo e l'assistenza continua da parte di una stessa persona dall'inizio della gravidanza fino ai primi mesi del bambino.
Fornire alle coppie la possibilità di vivere gravidanze serene avrebbe delle ripercussioni immediate sulle spese sanitarie dello Stato e delle famiglie, più fondi sarebbero disponibili per il sostegno a domicilio dell'ostetrica, della consulente in allattamento e della doula, e soprattutto le famiglie si sentirebbero molto più protette.
Di fronte a questo stato di fatto, alcuni Comuni hanno iniziato a sensibilizzare e sostenere le famiglie attraverso varie iniziative locali. In effetti, per contrastare il caro-bebè e per aiutare le famiglie a limitare le spese, ma anche a per valorizzare la maternità, alcuni Comuni hanno iniziato a regalare alle mamme in attesa il libro di Giorgia Costa che io più volte ho consigliato su questo blog "Bebè a costo Zero", e poi il kit di pannolini lavabili per ogni neonato, e anche qualche volta un librino o la guida di Nati per Leggere e Nati per la Musica.
Tra queste iniziative continua a mancare l'assistenza a domicilio che in altri paesi (Olanda, Francia) viene fornita già da anni attraverso il sistema sanitario e sociale pubblico, e sarebbe opportuno iniziare anche qui a favorire questo tipo di sostegno. Perché finché la possibilità di essere sostenuti e accompagnati nel percorso nascita non sarà fornito dal sistema sanitario a tutte le famiglie che potrebbero averne bisogno, le donne si sentiranno in colpa di farne la richiesta privatamente, avendo l'impressione di essere sbagliate, meno brave delle altre, e di aver fallito nel loro ruolo di madre e compagna.

Nessun commento:
Posta un commento